Autore Topic: Zaccagni, Isaksen e Pedro: perché sono i tre pilastri della Lazio di Baroni  (Letto 62 volte)

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Dopo l'infortunio di Castellanos, il tecnico con loro tre ha trovato la via del gol: fin qui hanno garantito 24 reti e 15 assist

ROMA - Ali di nuovo spalancate. Zaccagni, Isaksen e Pedro sono gli uomini volanti della Lazio e volano alti, ad altezza Champions. Rapaci a San Siro, tutti e tre decisivi in momenti diversi, in moduli diversi, tra 4-2-3-1 e 4-3-3. Il vantaggio del capitano, l’assalto finale del danese che prima ancora aveva causato il rosso di Pavlovic, il rigore dello spagnolo. Ali in armi, attaccanti da corsa, sempre pronti ad assaltare, a dare il meglio e a non temere il peggio. In tre contano 24 gol così divisi: Zaccagni 10, Isaksen 4, Pedro 10 tra campionato e Coppe. Più 15 assist (8 Zaccagni, 4 Isaksen, 3 Pedro). Il capitano: mai così totale per ruolo e leadership. Il danese: ha spento i fuochi fatui, ora fa fuoco e fiamme. Pedrito: fissato nel suo eterno mito. Baroni sta ricevendo da loro i colpi che non può regalare Taty, che non riescono a regalare i vice (Tchaouna e Noslin). Ne ha bisogno senza sosta, in campionato e in Europa, ogni tre giorni, per ogni turnover. Ieri mattina Baroni ha scelto questo motto: «Quando gli uomini si cuciono insieme diventano una bandiera». Una foto con Pedro accompagnava l’aforisma. Rivola anche lui, sull’ali dorate. 

Pedro, un leader indiscusso

«Queste sono partite speciali. Quando si vince in stadi come San Siro ti viene voglia di continuare, di proseguire con tutti i tuoi compagni festeggiando. Sono momenti unici per me, me li godo al massimo come sempre». L’infinità di Pedro è in queste parole rilasciate a Radio Serie A nella notte milanese. Campioni come lui ti fanno credere che si può davvero giocare all’infinito e ti insegnano che bisogna crederci all’infinito. Sei gol in campionato, solo nel 2021-22 ha fatto meglio (9). Il suo tempo non è scaduto e non scadrà con il contratto che ha la deadline a giugno. «Voglio restare, qui sto bene, sono felice», il messaggio lanciato dopo la partita, una lettera d’amore. Lotito e Fabiani nelle scorse settimane avevano aperto al rinnovo: «Questa è casa sua», ma non se ne discuterà subito, tra maggio e giugno, quando si saprà se la Champions sarà possibile o meno. Pedro resterebbe lo stesso. Ha dato la sua disponibilità, spera di giocare qui ancora un anno. Ne festeggerà 38 in estate, uno come lui può pensare di giocare fino a 40 anni. Ha ancora lo scatto bruciante, soprattutto quando entra in corsa. E quale freddezza, quale perfezione davanti alla porta. Il video del rigore battuto a San Siro è in loop sui social, in primo piano c’è il suo viso, è la fotografia di un campione più forte di tutto, delle pressioni, di uno stadio intero. Nessuna smorfia, sguardo mai increspato, solo lui poteva calciare con leggerezza per quanto solo lui sa cosa ha provato. Poi il tiro spiazzante, il gol, il furore, lo sguardo rivolto verso la Curva laziale, gli occhi all’insù, la mano ripetutamente sul petto, una risata sadica, anti-Diavolo. Fino alla festa che ha spento le luci di San Siro. «Gli ho chiesto se era nervoso prima di tirare, non mi ha risposto, non mi ha detto nulla, si è messo a ridere», il racconto di Isaksen diventato retroscena. Ci sarà un segreto dietro quel ghigno.

Isaksen, un’escalation inaspettata

Lampi, fuochi di paglia, fino all’esplosione. Un falò continuo sulla fascia, dal gol-bis al Napoli in poi. Prima di Milano era Isaksen l’attaccante che tirava di più nella Lazio, segno di una escalation. A San Siro è stato decisivo prima causando il rosso a Pavlovic, poi prendendosi il rigore: «Non lo so se è l’anno della Lazio e mio, impariamo in ogni partita. Siamo pronti per confrontarci in Europa League contro il Plzen e dopo contro l’Udinese», le parole di una nuova mentalizzazione. «E’ diventato determinante», la felicità di Baroni, ci ha sempre puntato e creduto. Isaksen non ha segreti, ha seguito i consigli di Baroni e si è sentito più libero, meno pressato, più sicuro di se stesso. Punta l’uomo, cerca l’uno contro uno, va al tiro come mai prima, centralmente o tagliando e calciando di sinistro: «Non c’è un segreto, solo voglia e fiducia, il mister è con noi. Siamo felici, siamo tutti amici, questa è la cosa più importante». Poche settimane fa era ancora un attaccante saltuario, irregolare nelle prestazioni, nelle rifiniture, nei tiri. La scintilla è stata improvvisa, ha trasformato le debolezze in forze, le insicurezze in sicurezze, ha iniziato ad esaltarsi. La differenza è nel modo in cui attacca la porta e in cui difende quella della Lazio, in un saliscendi continuo. A San Siro è stato il secondo per chilometri percorsi dopo Rovella: 13.163 contro 12.853, terzo Guendouzi (12.427). Nessuno stava riuscendo a scalzare dal terzo posto il francese e a tenere il ritmo dell’azzurro. Il nuovo Isaksen sì. E non ha intenzione di frenare. Senza il centravanti che incide, che crea, che smista, la Lazio sta colpendo di nuovo dalle fasce. Prima lo faceva a sinistra, sfruttando la catena Tavares-Zaccagni. Ha iniziato a farlo a destra lanciando Isaksen all’assalto, in versione talismano. Prima erano salti nel buio i suoi raid, adesso sono salti nel futuro. 

Zaccagni, otto gol e sei assist

Frecce che sono dardi. Faretra vuota per l’Arciere Zaccagni: otto gol, sei assist. Mai così tanti alla 27ª giornata in Serie A. Nel 2019-20 a Verona erano 5, nel 2020-21 il doppio (10), nel 2021-22 tra l’inizio a Verona e il prosieguo con la Lazio (11). Poi 13 nel 2022-23 e solo 3 l’anno scorso. Archi o balestre, colpisce con tutto ciò che può. A San Siro non aveva mai segnato, l’ha fatto nella notte in cui ha festeggiato le 150 presenze con la Lazio e in cui c’era Spalletti in tribuna. Il massimo: «150 volte con l’aquila sul petto, festeggiate con un gol e tre punti meritatissimi. Non poteva essere più bello di così», la dedica Instagram. Una carrellata di numeri accompagna il colpo di San Siro: Zaccagni è l’unico giocatore della A ad aver segnato almeno quattro gol e servito quattro assist nel 2025 in tutte le competizioni. Solo Mateo Retegui ha partecipato a più reti di lui (10) in campionato (tre reti e quattro assist per Zaccagni). E ha eguagliato il suo record personale di colpi in una stagione in tutte le competizioni (10 come nel 2022-23). Il gol di Milano è stato celebrato anche dalla Lega di A con una clip vertiginosa dal titolo “Zac from the sky”. Un’inquadratura unica del vantaggio col Milan resa possibile da una ripresa area, from the sky, dal cielo, si vede tutto San Siro. La prospettiva è mozzafiato, è registrata la sequenza dell’azione, dalla costruzione dal basso alla triangolazione successiva, fino al tiro di Marusic respinto da Maignan, un mezzo assist. Zaccagni era lì, da Arciere-artigliere. Avrà apprezzato, Spalletti. Ma prima delle convocazioni ci sono da attendere le partite contro Plzen, Udinese, Plzen al ritorno e Bologna. Prima della sosta la Lazio conoscerà un’altra fetta di futuro. La corsa Champions è agguerrita, l’Europa League può garantire una corsia fino alla semifinale e magari oltre. Zaccagni vuole essere un capitano vincente.





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