Mio pezzo su Lazialità di marzo.
Cosa fanno i calciatori quando smettono di giocare? Una volta facevano gli allenatori, quelli più fortunati e che avevano più talento. Oppure i dirigenti sportivi. Oppure, pochissimi (mi viene in mente soltanto Gianni Rivera) si dedicavano alla politica diventando parlamentari e anche sottosegretari. Ma la maggior parte apriva un bar con i risparmi di una intera carriera o un negozio di articoli sportivi. Da ragazzi andavamo a comprare le magliette o gli scarpini al negozio di Uber Gradella, il grande portiere laziale che fece il gran rifiuto e attaccò gli scarpini al chiodo (così si diceva allora) prima del tempo per non dover lasciare la Lazio. A Via dei Prefetti c’era il negozio di Ancherani che si diceva, probabilmente il nonno dell’attuale gestore, fosse stato il primo grande centravanti della Lazio, un pioniere del calcio a Roma. I romanisti avranno avuto la loro vecchia gloria dove comprare le magliette ma a noi non interessava: si tenessero pure le loro magliette e le loro vecchie glorie, noi avevamo le nostre. I bar aperti dai calciatori in pensione portavano ovviamente il nome del proprietario che spesso si faceva vedere per fare quattro chiacchiere con i vecchi tifosi che diventavano affezionati clienti. Nel retro del bar spesso c’era anche un biliardo e anche questo diventava motivo di incontro e di ritrovo fra tifosi. Ma di solito i locali aperti da ex calciatori duravano poco perché la gestione di un locale pubblico richiedeva professionalità che costoro non potevano avere e quindi delegavano la gestione ad altri. La maggior parte dei calciatori pensionati entravano nell’anonimato e facevano perdere le loro tracce.
Pochi i giocatori che studiavano, che si prendevano un diploma o una laurea nell’età giovanile da sfruttare dopo la fine della carriera calcistica. Mi piace ricordare due eccezioni, due calciatori che hanno indossato la maglia della Lazio: Fulvio Bernardini, detto “il dottore”, il quale oltre che grande calciatore e grande tecnico, fu anche un valente giornalista; Nello Governato, detto il “professore” non solo per la sua sapienza calcistica ma anche per la sua cultura. Governato è anche scrittore, il suo ultimo libro (L’ultima partita) è dedicato a un grande giocatore austriaco Matthias Sindelar, che all’indomani dell’annessione dell’Austria da parte di Hitler si rifiutò di giocare nella nazionale tedesca.
Oggi le cose sono profondamente cambiate, anche perché i calciatori guadagnano molto di più nella loro carriera, che tra l’altro si è pure allungata di parecchio. Godono di assicurazioni che i loro colleghi del passato non conoscevano e i più accorti riescono a mettere insieme risparmi che consentono loro, con investimenti oculati, di vivere tranquillamente per il resto della vita. Ovviamente molti, forse i più dotati, restano nel mondo del calcio come allenatori ma anche come dirigenti: negli ultimi anni abbiamo assistito alla carriera brillante di Mancini che è diventato una star internazionale, di Conte, Donadoni ma anche Montella, Mihailovic e l’altro laziale Simeone che dopo la batosta dell’Olimpico inflittaci dal suo Atletico di Madrid, è diventato l’oggetto del desiderio di noi laziali che speriamo di vedere un giorno il Cholo sulla nostra panchina.
Ma c’è un mestiere nuovo per gli ex calciatori ed è quello del commentatore televisivo: il primo fu Sandro Mazzola che commentò le partite dell’Italia ai Mondiali del ’90, poi arrivò Capello fra una squadra e l’altra da allenare, forse il più bravo di tutti, e oggi con la proliferazione delle partite trasmesse dalla televisione dalle due piattaforme i giocatori che fanno i commentatori sono decine. Tra gli ex laziali spicca Gianluca Marchegiani, considerato uno dei più autorevoli commentatori di Sky, insieme a Bergomi e Di Gennaro.
Molti ex giocatori della Lazio passano dalla panchina al commento televisivo e radiofonico. Tra questi spiccano Giancarlo Oddi, Massimo Piscedda e Andrea Agostinelli per la loro sapienza tecnica ma anche per la chiarezza dell’esposizione. Il capitano della Lazio del primo scudetto Pino Wilson fa addirittura il conduttore di una fortunata trasmissione radiofonica.
Insomma, ora i calciatori non devono temere gli anni della pensione perché per i più accorti proprio allora può nascere una nuova fase della vita professionale.
Giancarlo Governi