sì, ma pure lu, annasse a compromette con l'aesse, insieme a quell'altro tordo de Schiaffino...
Giustissima osservazione, e ottima occasione per fare giustizia di un luogo comune cui anche noi saremmo tentati di credere: che la militanza di Ghiggia abbia nobilitato, sia pure per un attimo, quella casacca intrisa di sangue nelle urine.
Mi viene in mente una vecchia trasmissione andata in replica su RaiSport, nella quale le glorie della Juventus a cavallo degli anni .50 e '60 - l'epoca di Sivori, Stacchini, Stivanello ecc. - raccontavano la propria esperienza in bianconero.
Fra gli intervistati figurava Garzena, terzino sinistro e quindi rivale di fascia dell'uruguagio.
Raccontò che, durante una trasferta all'Olimpico, Ghiggia lo aveva preso pesantemente di mira approfittando delle sue cattive condizioni fisiche.
Al punto che lui stesso cercò di ottenerne maggiore ragionevolezza, chiedendogli non certo di alzare il piede dall'acceleratore ma perlomeno di non infierire con umiliazioni gratuite: l'altro, se possibile, fece ancora di peggio.
In pieno stile Juventus, Garzena si limitò ad annotare il tutto in vista della gara di ritorno: che iniziò con un paio di interventi rudi, tali da spingere l'uruguaiano quasi fra il pubblico.
Inizio di un duello rusticano? Niente affatto: con buona pace della
garra, l'eroe del Maracanaço si rintanò dietro il terzino schierato sulla sua stessa fascia, evitando la minima sortita dalle parti di quello che doveva essere il suo marcatore di giornata.
Una leggenda del calcio si era trasformata in un coattello strafottente e, naturalmente, vigliacco in fuga quando le cose si mettono male.
Questo dimostra, alla stregua di un teorema, che un campione - non solo in senso tecnico - non nobilita la xxxx: casomai è quest'ultima a imbrattarlo.
Ciò detto, che la terra gli sia lieve.
E una cosa: chissà cos'avrà pensato assistendo al Mineiraço, degno erede della vicenda - sia pure irripetibile - che lo ha consegnato alla Storia.