Autore Topic: W il 25 aprile  (Letto 4320 volte)

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Offline Monsieur Opale

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #20 : Martedì 25 Aprile 2017, 23:01:04 »
Bersani dice una cosa ovvia. Siamo tutti d'accordo.

Sulla questione abbiamo scritto abbondantemente e non mi ripeto.

Sul ruolo dei comunisti nella Resistenza leggi...ti consiglio Paul Ginsborg.

Ci sono proprio i numeri.

Ovvio che ebbe respiro ampio.

Ps
Tu sui comunisti ti sei espresso in modo vergognoso, evidentemente con scarso orgoglio rivendicato.

Te lo ripeto, sino a poco fa avevo un giudizio diverso su te. Ora ho capito che prendi per il culo. Sei un software piddino.


Offline Monsieur Opale

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #21 : Martedì 25 Aprile 2017, 23:01:58 »
Buon 25 Aprile
 ;D
Trump: “A Gentiloni ho chiesto più soldi per la Nato. E lui pagherà”

Vicenda penosa.
Sembra un bullo col nerd di turno
Dignità zero

Offline Arch

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #22 : Martedì 25 Aprile 2017, 23:04:59 »
Raccontala tutta su Bersani, zanzalf. Ha detto pure che non sfilare a Roma oggi è stato un errore stupido.

Offline zanzalf

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #23 : Martedì 25 Aprile 2017, 23:24:47 »
Ps
Tu sui comunisti ti sei espresso in modo vergognoso, evidentemente con scarso orgoglio rivendicato.

Parlavo, come era ovvio, di chi si crede comunista oggi. Cosa ben diversa dall'esserlo stati ieri. Io sono in un partito che mi consente di rivendicare quella storia e, paradossalmente, anche la storia di chi in democrazia mi è stato avversario, i democristiani. Oggi sento che quei passati, nella loro sintesi, mi appartengono entrambi.

Altra cosa è chi vuole riavvolgere l'orologio della storia, per tornare all'epoca che preferisce.

Offline Monsieur Opale

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #24 : Mercoledì 26 Aprile 2017, 06:47:35 »
Zanzalf cita solo quello che è utile al PD non i fatti.

A proposito di orologio della Storia? Il vostro blairismo vi pare vada in sincrono?

E poi perché tirare sempre fuori il comunismo? Non so ...ha detto qualcosa Rizzo o Rifondazione?

Somigliate sempre più a Berlusconi. Solo con 20 anni di ritardo. Come sempre in anticipo sull'orologio della storia.

Chiudo con un: pd partito de merda.
Alimenta polemiche sul 25 aprile contribuendo ad offuscarne il senso è la portata. Quasi non ci fossero già revisionisti e fascisti a fare quello sporco lavoro.
Vergogna!

Offline Monsieur Opale

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #25 : Mercoledì 26 Aprile 2017, 06:50:21 »
Rivendichi la storia della DC.
Ma la conosci bene?

Un conto è parlare delle masse cattoliche un conto è RIVENDICARE la storia della DC.

Magari qualche lettura aiuta

Offline Frusta

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #26 : Mercoledì 26 Aprile 2017, 09:54:25 »
Ripeti una bugia mille volte e diventa verità.
Il popolo palestinese nn è mai eistito. Si tratta di arabi. Puramente e semplicemente di arabi che se non esistesse Israele si scannerebbero fra loro come fanno sempre in ogni parte del mondo quando non hanno con chi scannarsi.
In effetti in quel che è diventata quella manifestazione che era nata, per chi se lo ricorda, all'insegna della pacificazione nazionale la bandiera palestinese ci sta più che bene.
Lazio, ti amo con tutta la feniletilamina, l’ossitocina, la dopamina e la serotonina che mi circolano nel cervello, che rendono il mio pensiero poco logico e che mi procurano strane sensazioni in tutta l’anatomia e battiti sconclusionati nell’organo principale del mio apparato circolatorio.

borgorosso

W il 25 aprile
« Risposta #27 : Mercoledì 26 Aprile 2017, 13:56:31 »
Ogni opinione è ben accetta.
Ma il mio post non è un'opinione, è una descrizione. Commento da bimbominkia, what else?

Aggiungo:
Hai fatto un commento da bimbominkia. Non ti do del coglione, non capisci un cazzo e bla bla bla.
Non farlo anche tu.

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Offline Monsieur Opale

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Re:W il 25 aprile
« Risposta #28 : Mercoledì 26 Aprile 2017, 14:20:53 »
Moni Ovadia

Un paio di anni fa, percorrendo il corteo alla ricerca della mia collocazione sotto le bandiere dell’Anpi, mi imbattei nel gruppo che rappresentava i combattenti della “brigata ebraica”, aggregata nel corso della seconda guerra mondiale alle truppe alleate del generale Alexander e impegnata nel conflitto contro le forze nazifasciste. Qualcuno dei componenti di quel drappello mi riconobbe e mi salutò cordialmente, ma uno di loro mi rivolse un invito sgradevole, mi disse: «Vieni qui con la tua gente». Io con un gesto gli feci capire che andavo più avanti a cercare le bandiere dell’Anpi che il 25 aprile è «la mia gente» perché io sono iscritto all’Anpi con il titolo di antifascista. Lui per tutta risposta mi apostrofò con queste parole: «Sì, sì, vai con i tuoi amici palestinesi».

Il tono sprezzante con cui pronunciò la parola palestinesi sottintendeva chiaramente «con i nemici del tuo popolo». Io gli risposi dandogli istintivamente del coglione e affrettai il passo lasciando che la sua risposta, sicuramente becera si disperdesse nell’allegro vociare dei manifestanti.

Questo episodio, apparentemente innocuo, mi fece scontrare con una realtà assai triste che si è insediata nelle comunità ebraiche.

I grandi valori universali dell’ebraismo sono stati progressivamente accantonati a favore di un nazionalismo israeliano acritico ed estremo. Un nazionalismo che identifica stato con governo.

Naturalmente non tutti gli ebrei delle comunità hanno imboccato questa deriva sciovinista, ma la parte maggioritaria, quella che alle elezioni conquista sempre il “governo” comunitario, fa dell’identificazione di ebrei e Israele il punto più qualificante del proprio programma al quale dedica la prevalenza delle sue energie.

Io ritengo inaccettabile questa ideologia nazionalista, in primis come essere umano perché il nazionalismo devasta il valore integro e universale della persona, poi come ebreo, perché nessun altro flagello ha provocato tanti lutti agli ebrei e alle minoranze in generale e da ultimo perché, come insegna il lascito morale di Vittorio Arrigoni, io non riconosco altra patria che non sia quella dei diseredati e dei giusti di tutta la terra.

L’ideologia nazionalista israeliana negli ultimi giorni ha fatto maturare uno dei suoi frutti tossici: la decisione presa dalla comunità ebraica di Roma, per il tramite del suo presidente Riccardo Pacifici, di non partecipare al corteo e alla manifestazione del prossimo 25 aprile. La ragione ufficiale è che nel corteo sfileranno bandiere palestinesi, vulnus inaccettabile per il presidente Pacifici, in quanto nel tempo della seconda guerra mondiale, il gran muftì di Gerusalemme Amin al Husseini, massima autorità religiosa sunnita in terra di Palestina fu alleato di Hitler, favorì la formazione di corpi paramilitari musulmani a fianco della Germania nazista e fu fiero oppositore dell’instaurazione di uno stato Ebraico nel territorio del mandato britannico. Mentre la brigata ebraica combatteva con gli alleati contro i nazifascisti. Tutto vero, ma il muftì nel 1948 venne destituito e arrestato: oggi vedendo una bandiera palestinese a chi viene in mente il gran muftì di allora? Praticamente a nessuno, se si eccettua qualche ultrà del sionismo più isterico o qualche fanatico modello Isis.

Oggi la bandiera palestinese parla a tutti i democratici di un popolo colonizzato, occupato, che subisce continue e incessanti vessazioni, che chiede di essere riconosciuto nella sua identità nazionale, che si batte per esistere contro la politica repressiva del governo di uno stato armato fino ai denti che lo opprime e gli nega i diritti più elementari ed essenziali. Un governo che lo umilia escogitando uno stillicidio di violenze psicologiche e fisiche e pseudo legali per rendere esausta e irrilevante la sua stessa esistenza.

Quella bandiera ha pieno diritto di sfilare il 25 aprile – com’è accaduto per decenni e senza polemica alcuna – e glielo garantisce il fatto di essere la bandiera di un popolo che chiede di essere riconosciuto, un popolo che lotta contro l’apartheid, contro l’oppressione, per liberarsi da un occupante, da una colonizzazione delle proprie legittime terre, legittime secondo la legalità internazionale, un popolo che vuole uscire di prigione o da una gabbia per garantire futuro ai propri figli e dignità alle proprie donne e ai propri vecchi, un popolo la cui gente muore combattendo armi alla mano contro i fanatici del sedicente Califfato islamico nel campo profughi di Yarmouk, nella martoriata Damasco.

E degli ebrei che si vogliono rappresentanti di quella brigata ebraica che combatté contro la barbarie nazifascista hanno problemi ad essere un corteo con quella bandiera? Allora siamo alla perversione del senso ultimo della Resistenza.

La verità è che quella del gran muftì di allora è solo un pretesto capzioso e strumentale. Il vero scopo del presidente Pacifici e di coloro che lo seguono – e addolora sapere che l’Aned condivide questa scelta -, è quello di servire pedissequamente la politica di Netanyahu, che consiste nello screditare chiunque sostenga le sacrosante rivendicazioni del popolo palestinese.

Per dare forza a questa propaganda è dunque necessario staccare la memoria della persecuzione antisemita dalle altre persecuzioni del nazifascismo e soprattutto dalla Resistenza espressa dalle forze della sinistra. È necessario discriminare fra vittima e vittima israelianizzando la Shoah e cortocircuitando la differenza fra ebreo d’Israele ed ebreo della Diaspora per proporre l’idea di un solo popolo non più tale per il suo legame libero e dialettico con la Torah, il Talmud e il pensiero ebraico, bensì un popolo tribalmente legato da una terra, da un governo e dalla forza militare.

Se come temo, questo è lo scopo ultimo dell’abbandono del fronte antifascista con il pretesto che accoglie la bandiera palestinese, la scelta non potrà che portare lacerazioni e sciagure, come è vocazione di ogni nazionalismo che non riconosce più il valore dell’altro, del tu, dello straniero come figura costitutiva dell’etica monoteista ma vede solo nemici da sottomettere con la forza.