Lazio-JuveOvvero
L’ Hybris e la Nemesi.Ovvero
Tra Agnelli e Lotito l'eroe è uno solo.Ovvero
Intervista (immaginaria) a GMarMi sono imbattuto (telepaticamente) in GMar in una circostanza piuttosto singolare: stavo considerando (se più compiaciuto o stupefatto ancora non so) come i colori dell’Onda, fresca trionfatrice del Palio, fossero non di un bianco e di un celeste qualsiasi ma esattamente del punto di bianco e del tono di celeste delle nuove magliette Macron, quando la Signora mi è apparsa in tutto il suo splendore, assorta e, guidogozzanamente,
come rapita in un cantico,
lo sguardo al cielo profondo
e l’indice al labbro, secondo
l’atteggiamento romantico di fronte ad uno dei più bei tramonti sul mare che mi sia mai stato dato di immaginare dal 26 maggio u.s. a questa parte.
Stavo per chiederle se, secondo il suo autorevole parere, secondo il suo illuminato giudizio, secondo la sua augusta opinione, secondo lei, insomma, l’algoritmo di De Mesquita o le retroazioni di Qfwfq fossero sufficienti a garantirci una tranquilla serata di supercoppa, quando, leggendomi nel pensiero (come del resto in un dialogo telepatico non poteva essere altrimenti) mi ha anticipato con uno sconsolante e perentorio:
”NO!”-No, perché la matematica non contempla i disegni imperscrutabili della tragedia greca. E soprattutto non tiene conto del destino ineluttabile dell’ Hybris.-
Ed alzandosi in piedi per conferire maggiore enfasi al termine, ieratica come la sibilla cumana e solida e solenne più di una colonna dorica, sibilando l’ultima consonante come un soffio di grecale ha spedito verso il tramonto un ὕβϱις dall’ accento atticamente impeccabile.
- L’ ybris nella tragedia greca rappresenta la tracotanza, l’ eccesso, la superbia, l’ orgoglio e la prevaricazione. È il peccato del passato di cui il presente ti chiede il redde rationem. E’ la colpa della stirpe del bronzo, della generazione creata da Zeus dopo quella d'oro e quella d'argento, alla quale
"stavano a cuore le opere funeste di Ares e le prepotenze". E’ il peccato che genera la collera divina, e se l'eroe che lo commette può apparire grandioso nella fierezza con la quale osa contrapporsi agli dei, la sua azione, che va contro la massima delfica
"nulla di eccessivo", lo condanna a un destino di terribile solitudine e isolamento, lontano dagli altri uomini e inviso agli dei, che diventano allora, come li definisce Erodoto,
"invidiosi e sconvolgenti".-Mi stai facendo il ritratto della Juventus, anzi, dell’ intera famiglia Agnelli.-
- L' hybris rappresenta un pericolo sempre in agguato nella natura umana, e la grandezza dell' Eroe sta così nella sua vittoria su di lei, nella sua rinuncia consapevole a voler essere troppo grande, nel suo sapersi arrestare una volta giunto al fragile e talvolta indistinto confine della possibile azione umana, per non entrare in competizione con gli dei. Perché, se tale limite egli supera, se osa gloriarsi eccessivamente dei propri successi e della propria felicità, può scatenare l'invidia divina, che non è meschina gelosia degli immortali nei confronti di una piccola porzione di successo sperimentata dagli uomini, bensì il meccanismo attraverso il quale gli uomini vengono ricondotti al loro ruolo, appunto, umano.-
-Mi stai facendo il ritratto della Lazio, anzi, dell’ intera famiglia laziale.-
-E infatti. È sempre l’Eroe consapevole della propria fragilità a rappresentare la Nemesi, la vendetta degli dei, la loro ira ed il loro sdegno verso chi si è macchiato di superbia e di tracotanza.-
-Giusto: l’Eroe. Enea che senza il peso di Anchise sulle spalle sarebbe più lento, Ulisse che spezza i lacci ideali delle colonne d’Ercole, Patroclo che afferra la spada di Achille…-
-Ehm, io veramente stavo pensando a Lotito che senza l’handicap di 140 milioni di euro sul groppone da versare all’erario in 23 anni avrebbe meno stimoli, che decide di rompere gli schemi a costo di sembrare ridicolo, che raccoglie la pesantissima eredità della Lazio più vincente di tutta la sua storia…-
-Quindi stasera diventeremo la Nemesi!-
-Sans aucun doute!
Del resto, se lo hanno già deciso gli dei, chi siamo noi per metterci a dubitare di loro?